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Stress: come distinguere quelle "buono" da quello "cattivo".

Lo stress è la normale risposta fisiologica e comportamentale dell'organismo a pressioni derivate dall'ambiente esterno o interno.

La sua funzione è quella di attivare una risposta adeguata ai cambiamenti, ma a volte non tutto va liscio: quando lo stimolo stressogeno supera le capacità di adattamento dell'organismo, allora la risposta non è sufficiente e si possono formare delle forme patologiche. Allo stesso tempo forme patologiche di qualunque origine possono essere loro stesse l'agente stressogeno. Pertanto, in base alla durata e all'intensità dell'attivazione, è possibile identificare uno stress adattivo, detto eustress, e uno stress disadattivo, detto distress. Quest'ultimo può essere caratterizzato sia da un'attivazione troppo intensa o troppo duratura, sia per un'attivazione troppo poco intensa o duratura.

Immaginiamoci di dover sorreggere un peso che ci viene lanciato per un certo periodo di tempo:

  1. durante il lancio e fino quando ci arriva il carico addosso, siamo in allerta e pronti ad agire per afferrare l'oggetto pesante;

  2. quando afferriamo l'oggetto e per tutto il tempo che lo sorreggiamo il nostro corpo si attiva per rispondere a quella azione e resistere al peso che stiamo sorreggendo;

  3. infine, quando lasciamo andare il peso il nostro corpo si rilassa e e recupera l'equilibrio e le energie.

Questo è quello che succede al nostro organismo quando affrontiamo uno stress, in questo caso l'oggetto pesante: attivazione, resistenza, recupero.

Proviamo, invece, a immaginare di dover sorreggere quell'oggetto pesante per più tempo, diciamo una giornata intera, a un certo punto il nostro corpo inizierà ad esaurire le risorse, a cedere, e iniziamo a sentire dolore ovunque. Oppure immaginiamo che l'oggetto pesante sia veramente pesante, almeno due tonnellate: verremmo schiacciati come delle piadine, nonostante il nostro corpo abbia messo in campo tutte le energie e le risorse di cui dispone. In questo caso, il nostro corpo e la nostra mente non sono in grado di sopportare la durata o l'intensità dello stimolo stressante, e quindi viene danneggiato o "si ammala".

C'è un meccanismo fisiologico detto allostasi che il nostro organismo mette in campo per organizzarsi al dine di proteggersi e adattarsi agli eventi stressanti. Questi meccanismi sono efficaci se attivati e conclusi in un lasso di tempo relativamente breve, altrimenti il costo di questa attivazione permanente, detto carico allostatico, risulta troppo elevato. Le conseguenze di questa attivazione prolungata possono essere:

  • lo stress cronico, cioè una continua attivazione sistematica;

  • il mancato adattamento, cioè la mancata attenuazione della risposta di stress una volta che la situazione diventa abitudinaria;

  • l'incapacità di blocco della risposta, cioè l'incapacità di far cessare la risposta di resistenza allo stress una volta che l'evento stressante non è più presente;

  • inadeguata risposta ormonale, per cui il nostro corpo si attiva in maniera disorganizzata e può portare a patologie fisiche invalidanti.

In alcuni casi la portata stressogena degli eventi è data dalla valutazione che il soggetto fa della situazione in relazione alle proprie risorse, valutando se siano più o meno sufficienti a far fronte alla situazione. Per esempio quando affrontiamo un esame se lo consideriamo relativamente semplice o se ci consideriamo sufficientemente preparati, questo avrà un impatto più ridosso sulla nostra attivazione. Se, invece, da questo esame dipende la nostra vita, se non abbiamo studiato, o se il professore che terrà l'esame è proprio quello a cui abbiamo rovesciato il caffè addosso questa mattina, allora avremo un'attivazione maggiore.

In questo senso le risorse possono avere diversi focus:

  • Focus sul problema: strategie che si concentrano sulla situazione con lo scopo di gestirla, come ad esempio la pianificazione e il confronto;

  • Focus sulle emozioni: comprendono tutte quelle strategie che mirano a mantenere una prospettiva speranzosa e il controllo delle proprie emozioni, a prescindere dal tipo di situazione, ad esempio cercare di non far trasparire le proprie emozioni o rivalutare la situazione "guardando il lato positivo";

  • Focus sull'evitamento: sono strategie che mirano a ignorare la minaccia, di solito perchè la si percepisce superiore alle proprie risorse, ad esempio facendo attività distraenti, ricreative o concentrandosi su un'altro problema

Anche in questo caso, come in molti altri casi quando si tratta di psiche, la carta vincente è la flessibilità: saper attuare strategie con focus diverso nelle diverse situazioni ci permette di avere più possibilità di esperire un livello di stress funzionale (eustress).



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