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Parole, parole, parole, soltanto parole... o forse no?

Il linguaggio è una forma di comunicazione che connette un significato a un suono, appreso, tramandato e specifico di una particolare cultura.

Ciascuna cultura, o sottocultura, ha il proprio linguaggio, fatto di suoni, segni, gesti tipici e propri: basti pensare a quando da bambini avevamo il nostro linguaggio segreto con i nostri migliori amici, o alla differenza di linguaggio tra le generazioni per cui spesso sembra proprio di parlare due lingue diverse.

Eppure tutte le lingue, più o meno ufficiali, hanno delle regole comuni che ne definiscono la struttura:

  • Fonologia: regola l'associazione tra segno e suono, cioè risponde alla domanda "come si pronuncia?". Esiste infatti un vero e proprio alfabeto fonetico che chi studia linguistica o dizione conosce molto bene.

  • Morfologia: riguarda la costruzione dei morfemi, cioè di come un insieme di segni e suoni formino una parola. Regola anche i cambiamenti delle parole, come per esempio nel genere o nel numero.

  • Sintassi: regola la costruzione delle frasi. Vi ricordate quando la maestra ripeteva la cantilena "soggetto-verbo-complementi"? Ecco, quella roba lì.

  • Semantica: si riferisce all'associazione tra parola e significato che essa rappresenta.

  • Pragmatica: riguarda il rapporto tra lingua e contesto, in cui per esempio la parola "piano" se detta dalla mamma mentre il bambino dorme, ha un significato differente rispetto a quando è detto dall'architetto che sta ristrutturando il condominio, che è ancora diverso da quello che intende la professoressa di geometria.

Sembra una faccenda molto complessa, in contrasto con il fatto che, se ci pensiamo i bambini imparano tutte queste regole, o almeno si spera, fin da piccolissimi. Invece, quanta fatica si fa da adulti a imparare un linguaggio nuovo?

Il percorso di sviluppo del linguaggio segue delle tappe evolutive più o meno definite, che vanno di pari passo con la costituzione delle connessioni neurali durante la crescita.

  1. 0-8 mesi: Comunicazione Preintenzionale

  2. 8-12 mesi: Comunicazioni Intenzionale

  3. Dai 12 mesi in poi: Comunicazione linguistica

Queste tappe possono essere attraversate per una lingua o per più lingue: i bambini che crescono in un ambiente bilingue attraversano esattamente le stesse tappe, con tempistiche più dilatate. Questo probabilmente è dovuto al fatto che stiano cercando di assimilare e comprendere le regole di due linguaggi contemporaneamente, e che debbano poi distinguerle. Un falso mito in questi casi è che i bambini bilingue siano "più intelligenti" o abbiano delle capacita cognitive in più: questo non è esatto. Hanno le stesse competenze nelle funzioni esecutive di chi invece bilingue non è, hanno un linguaggio in più con cui esprimerle.

Chi è affetto da sordità dalla nascita, invece, nella prima fase preintenzionale presentati gesti nella fase che sarebbe di vocalizzazione dei gesti, che hanno la stessa funzione. In questi casi è fondamentale ipotizzare un impianto cocleare i prima possibile per non ritardare ulteriormente il processo di sviluppo del linguaggio e la socialità dei bambini. Questo non implica che i non udenti non possano avere una socialità adeguata, ma sarà meno immediata, almeno all'inizio, perchè schermata da un linguaggio non condiviso. La lingua dei segni, infatti, è una vera e propria lingua, con le sue regole e la sua morfologia e sintassi. Quindi, anche in questo caso, se il bambino è immerso fin dall'inizio in un contesto in cui questo linguaggio è utilizzato lo imparerò in maniera più veloce, altrimenti questo diventerà più difficoltoso. Un altro aspetto da considerare in questo caso è la comunicazione con chi questo linguaggio non lo conosce: non è sempre possibile avere un interprete o essere accompagnati in qualunque posto, non gioverebbe nemmeno allo sviluppo delle autonomie.

Perciò, vorrei lasciare una suggestione che è anche una provocazione: se è vero che chi è bilingue non ha capacità innate superiori, ma semplicemente ha una modalità di espressione e comunicazione in più, e che per la plasticità neurone l'età evolutiva permette un migliore apprendimento delle lingue, perchè non pensare all'inclusione nell'offerta formativa della possibilità di imparare un nuovo linguaggio, che per altro essendo motorio, potrebbe essere molto più stimolante per i bambini?



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