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Identificarsi con il lavoro: quando ciò che facciamo diventa ciò che siamo

  • 18 ore fa
  • Tempo di lettura: 2 min

"Ciao, sono... e faccio..."

Se ci chiedono di presentarci, la maggior parte di noi, dopo il nome e forse l'età, dice subito che lavoro fa. Quello che facciamo e i ruoli che ricopriamo compongono l'immagine che abbiamo di noi: "sono una persona produttiva", "sono una brava madre", "sono uno sportivo", "sono quello che aiuta tutti".


Libri allineati su una mensola, immagine per un articolo su identità e ruoli.

I ruoli servono a fare ordine

Raccontarsi attraverso i ruoli che abitiamo è una tendenza umana e naturale. I ruoli ci aiutano a dare ordine alla nostra storia, ci permettono di capire chi siamo in relazione agli altri, ci orientano. Sono come i libri di una libreria che, messi insieme, compongono la nostra identità.

Il problema nasce quando diventano l'unico modo per descriverci. Prova a rispondere: se qualcuno ti chiedesse di raccontarti senza parlare del lavoro, della famiglia, dei tuoi risultati o delle tue responsabilità, cosa diresti di te?


Quando identificarsi con il lavoro occupa tutto lo spazio

A volte il ruolo smette di essere una parte dell'identità e diventa l'unica lente attraverso cui la leggiamo: "sono la madre che non sbaglia mai", "sono lo sportivo che non si ferma". Identificarsi con il lavoro o con un ruolo fino a questo punto, oltre a soffocare le altre parti, crea instabilità quando qualcosa interrompe quel ruolo. Cosa succede quando, anche solo temporaneamente, non possiamo più occupare quel posto?


Perché il tempo libero a volte è così scomodo

Forse una parte del disagio che emerge quando rallentiamo nasce proprio da qui: nel momento in cui smettiamo di fare, perdiamo temporaneamente anche il modo abituale con cui definiamo noi stessi. E se non abbiamo altri libri in quella libreria, altre parole, altri linguaggi, ci sentiamo persi.


Chi siamo quando smettiamo di fare?

I nostri ruoli sono importanti: ci permettono di contribuire, costruire relazioni e dare significato alle giornate. Vale però la pena fare caso a quanto spazio occupano nella definizione che diamo di noi stessi. Prima o poi tutti attraversiamo momenti in cui un ruolo cambia, si interrompe o perde centralità. E in quei momenti la domanda non è soltanto cosa facciamo, ma chi siamo quando smettiamo di farlo.


Quando può essere utile un supporto psicologico

Se un cambiamento ha toccato un ruolo importante della tua vita, o se ti accorgi che senza il fare fatichi a riconoscerti, un percorso psicologico può aiutarti a dare voce alle altre parti di te. Puoi contattarmi per un primo colloquio conoscitivo a martinasanvito@icloud.com


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