Cosa succede quando rallentiamo? Perché stare senza fare niente ci mette a disagio.
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Per alcune persone il disagio non nasce dal fare troppo, ma dal non sapere più stare senza fare niente.

Il silenzio assordante
L'estate è il momento in cui molti scelgono di rallentare, o almeno ci provano. Poi succede una cosa curiosa: quel momento tanto atteso non è piacevole come ci aspettavamo. Ci sta scomodo. Quando il rumore diminuisce, non incontriamo subito noi stessi: incontriamo prima il disagio di non avere più il rumore.
E allora siamo i primi a cercare qualcosa con cui occuparci: prendiamo in mano il telefono, facciamo le faccende, accendiamo la TV. Perché stare fermi può essere così difficile?
Siamo abituati alla frenesia
Durante l'anno siamo settati sulla modalità operativa: notifiche, call, appuntamenti, agende, mail, spesso in multitasking tra loro o con le incombenze domestiche, la spesa, la gestione dei figli. È uno stato di costante sovrastimolazione, come se avessimo alzato insieme la velocità e il volume di ciò che ci succede.
La mente si abitua a un livello costante di attivazione. Così, quando il flusso rallenta, non percepiamo subito sollievo: arriva prima un senso di straniamento, di mancanza. Siamo immersi in qualcosa a cui non siamo più allenati, come ho raccontato parlando della differenza tra pausa e recupero: non riesco a rilassarmi: perché non riusciamo mai a riposarci davvero?
La noia non è il problema
Il contesto culturale contemporaneo tratta la noia come qualcosa da eliminare subito, quasi nociva. E infatti abbiamo infiniti strumenti per abbatterla, tutti a portata di mano: social, podcast, video, messaggi, piattaforme streaming.
Eppure la noia non è il primo passo verso il deterioramento. È l'anticamera della parte più creativa e autentica, quella che spesso manca nella nostra quotidianità: il motore che da piccoli ci faceva inventare mondi, storie e personaggi, lo stesso che permetteva ai grandi pensatori di avere idee. A volte è il passaggio necessario tra l'essere costantemente occupati (o preoccupati) e il ritrovare una presenza più autentica in ciò che stiamo vivendo.
Stare senza fare niente: l'inquietudine dell'improduttività.
Perché sentirci improduttivi ci disturba tanto? Quante volte ti sei detto frasi come "sto perdendo tempo", "dovrei fare qualcosa di utile", "non sto combinando niente"?
La produttività, anche fine a se stessa, si è imposta come valore, come metro per misurare il nostro posto nella società. Per alcune persone il disagio non nasce dal fare troppo, ma dal non sapere più come stare quando non c'è nulla da fare.
Il rumore di fondo che finalmente sentiamo
Rallentare non significa soltanto togliere attività dalle giornate: significa anche incontrare il modo in cui reagiamo quando quelle attività non ci sono più. Forse il disagio che a volte emerge nel silenzio non è il segnale che stiamo sbagliando qualcosa. È semplicemente il rumore di fondo che finalmente riusciamo a sentire.
Quando può essere utile un supporto psicologico
Se il silenzio e i momenti vuoti ti mettono così a disagio da riempire ogni spazio pur di non sentirli, può valere la pena capire cosa c'è in quel rumore di fondo. Puoi contattarmi per un primo colloquio conoscitivo a martinasanvito@icloud.com

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