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Demenze: quando il puzzle della nostra mente inizia a perdere pezzetti

La demenza consiste nella compromissione globale delle funzioni cosiddette corticali (o nervose) superiori, ivi compresa la memoria, la capacità di far fronte alle richieste del quotidiano e di svolgere le prestazioni percettive e motorie già acquisite in precedenza, di mantenere un comportamento sociale adeguato alle circostanze e di controllare le proprie reazioni emotive: tutto ciò in assenza di compromissione dello stato di vigilanza. La condizione è spesso irreversibile e progressiva. (Committee of Geriatrics, Royal College of Physicians nel 1982)

La demenza è una sindrome, cioè un'insieme di sintomi che coinvolgono le funzioni cognitive come memoria, ragionamento, orientamento che interferiscono con la quotidianità. Avete presente quando facciamo un puzzle e non lo mettiamo nella cornice con il vetro che la protegge? Oppure ce lo mettiamo ma per l'umidità, le intemperie, o il vetro che si rompe, il puzzle si sciupa, si consuma.

In alcuni casi, la demenza può essere causata da una malattia: Aids, abuso di alcool, Corea di Huntington, Malattia di Parkinson, disfunzioni della tiroide, intossicazione da farmaci, tumore, infezioni, alcune carenze vitaminiche... In altri casi, invece, è causata da una malattia neurodegenerativa, cioè una condizione patologica che peggiora progressivamente andando a deteriorare il funzionamento cognitivo. Un po' come se il puzzle che compone la nostra mente iniziasse un po' a rovinarsi sui bordi, e ogni tanto qualche pezzettino saltasse via. In effetti, una delle conseguenze di questa neurodegenerazione è la morte di alcuni neuroni, o delle loro funzionalità.

Sarebbe comunque più corretto parlare di demenze, perché in realtà ne esistono diversi tipi, con caratteristiche proprie e peculiari.

Quella che nel gergo comune viene chiamata demenza è il realtà il Morbo di Alzheimer, la demenza più diffusa nella popolazione. Si sviluppa attraverso 7 fasi di deterioramento cognitivo che progredisce da un funzionamento normale a un declino cognitivo molto grave, in cui la persona fatica a interagire con l'ambiente che la circonda in maniera coerente. La prima funzione ad essere colpita è la memoria, per cui si ha difficoltà a ricordarsi eventi recenti, o i nomi delle cose. Per questo motivo molti pazienti che soffrono di Alzheimer hanno delle flash cards, dei post-it o delle etichette sparse per casa con i nomi degli oggetti, o dei quaderni che raccolgono nomi di oggetti o persone. Come una sorta di catalogo del mondo che conoscevano e adesso sfuma nella memoria.

Un altra tipologia di demenza, è quella frontotemporale, chiamata anche Malattia di Pick. In questa variante le aree ad essere colpite sono quelle che influenzano comportamento, linguaggio e personalità. In questo caso si assiste a un cambiamento nella persona, che diventa più sgarbata, arrogante, disinibita. Le aree frontotemporali, infatti, sono quelle aree che controllano il nostro filtro, quello che ci permette, per esempio, di non dire alla zia Rosa che non ci interessa assolutamente nulla di vedere le foto dei suoi 43 gatti, o di non far cadere il vaso di fiori della mamma per terra solo per vedere cosa succede.

La tipologia di demenza più diffusa, dopo il morbo di Alzheimer, è invece la demenza a corpi di Lewy. In questo caso, i neuroni non muoiono, ma semplicemente smettono di funzionare. Ha un decorso più veloce del morbo di Alzheimer e si può presentare sia associata a questa che al morbo di Parkinson. In questo caso, i sintomi si sovrappongono con entrambe le patologie, e si verificano molto spesso delle allucinazioni, soprattutto nei momenti di maggiore confusione.

Le demenze sono spesso associate anche a disturbi dell'umore, in particolare la depressione, i cui sintomi spesso si confondono proprio con quelli della demenza. Si differenziano principalmente per due elementi:

  • Consapevolezza del soggetto: il paziente depresso, a differenza di quello che soffre di demenza, è ben cosciente delle proprie difficoltà e le sa descrivere molto bene.

  • Gravità dei sintomi: il paziente depresso è compromesso in tutte le abilità allo stesso modo, ma il livello di difficoltà percepito e lamentato è molto superiore di quello reale. Il paziente con demenza, invece, non si rende conto pienamente dei suoi deficit e se ne lamenta molto poco, anzi li sminuisce.

Per i pazienti con demenza può risultare utile il trattamento riabilitativo con trainig cognitivo: è un tipo di trattamento che allena il cervello a mantenere attive alcune funzioni, stimolandole più spesso. Questo funziona perchè il nostro cervello ha la capacità di riorganizzarsi e compensare le abilità che si perdono. Perciò questo genere di trattamento può aiutare a rallentare il decorso della malattia, purtroppo però non cura in maniera definitiva nessun tipo di demenza.

Come è facile da intuire, è molto faticoso stare accanto a pazienti con una qualsiasi forma di demenza, per questo anche chi si prende cura di queste persona ha a sua volta bisogno di un sostegno per non incorrere in malesseri e sovraccarico.

Ci sono alcune cose che possiamo fare per diminuire la probabilità di incorrere in questo tipo di sintomatologia e sindromi. Quelli che vengono definiti fattori protettivi, cioè quelle abitudini e stili di vita che ci tengono il più lontani possibile dallo sviluppare una malattia, sono l'attività finisca regolare, la dieta mediterranea, basso consumo di alcol e un alto livello di istruzione. Queste cose non rendono immuni dallo sviluppare una demenza, ma ci consentono di avere molte risorse che ci permettono di prevenire o diminuire l'impatto della malattia. Un po' come avere un corpo e una mente allenate per le difficoltà, che potrebbero anche non presentarsi, ma che se invece dovessero accadere troverebbero un ambiente in cui è difficile prolificare e far sprofondare le radici.

Quindi, lunedì iniziamo ad andare il palestra o chiamiamo il nutrizionista?




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